La pubertà


di Anna Maria Rapisarda

In questo articolo vorrei affrontare il tema riguardante il periodo evolutivo del bambino dopo gli undici anni (pre-pubertà) e la preparazione al successivo avvenimento dell’adolescenza.

Dal punto di vista fisico alcuni studiosi hanno saputo tracciare descrizioni chiare e precise. Tra questi desidero citare Vittorino Andreoli e Bernhard Lievegoed. Certo anche poeti e scrittori hanno illustrato le caratteristiche di un’età tanto particolare, scandita dallo sviluppo fisico del bambino che si trasforma in ragazzino, della bambina che diviene fanciulla.

Esemplare del passaggio della pubertà e della preparazione all’età dell’adolescenza è la fiaba di Guido Gozzano: Piumadoro e Piombofino, della quale offro alcuni stralci per ricollegarci alla condizione descritta, tutta giocata sulla polarità della leggerezza, dell’evanescenza e dell’anelito verso l’alto da una parte e del peso che inchioda a terra e fa sprofondare in essa dall’altra. In questa dualità si alternano per i ragazzi i tempi di una crescita fisico-corporea, sessuale, spirituale e di coscienza, tumultuosa e accelerata, ignota e manifesta rapida e interminabile insieme.

La fiaba inizia con la presentazione di Piumadoro, una bambina che vive sola con il nonno nel bosco e che grazie alla sua gentilezza si fa amiche piccole creature che si trasformeranno in riconoscenti aiutanti nel viaggio successivo: una farfalla, un soffione e una cetonia (scarabeo) color smeraldo. Dice Gozzano:

Sui quattordici anni avvenne a Piumadoro una cosa strana. Perdeva peso.
Restava pur sempre la bella bimba bionda e fiorente, ma s’alleggeriva ogni giorno di più.
Sulle prime non se ne dette pensiero. La divertiva, anzi, l’abbandonarsi dai rami degli alberi altissimi e scendere giù, lenta, lenta, come un foglio di carta. E cantava:

“Non altre adoro - che Piumadoro
Oh! Piumadoro,
bella bambina, sarai Regina.”

Ma col tempo divenne così leggera che il nonno dovette appenderle alla gonna quattro grosse pietre perché il vento non se la portasse via. Poi nemmeno le pietre bastarono più e il nonno dovette rinchiuderla in casa (…) E Piumadoro s’annoiava così rinchiusa.”

Una mattina il nonno morì, e Piumadoro dopo un po’ dovette uscire e il vento se la portò via, sempre più su, facendole sorvolare terre e paesi. Naturalmente i tre vecchi amici di un tempo appaiono e la scortano nel suo viaggio, offrendole un sapere cui da sola non avrebbe potuto accedere. La aiutano così a riconoscere gli inviti insidiosi e seducenti di creature chimeriche che la attraggono durante il suo volo. Ma prima di tutto la conducono alla presenza della Fata Adolescenza, la quale spiega a Piumadoro che un maleficio la costringe alla leggerezza, così come un’altra malia costringe il principe Piombofino, Reuccio delle Isole Fortunate, a sprofondare sempre più a terra, a causa del peso sempre maggiore che acquista ad ogni istante che passa. Piombofino si aggrava sempre più ma intanto canta la canzone di Piumadoro, per chiamarla a sé ed essere infine liberato.

Ed ecco che Piumadoro sorvola il Castello della Menzogna, e ne sfugge le forze di attrazione grazie al chicco della Prudenza (dono della Fata, offerto al momento giusto dalla cetonia). Supera via via le altre insidie, finché giunge presso le isole Fortunate, dove…

“Nella Reggia si era disperati.
Il Reuccio Piombofino aveva sfondato col suo peso la sala del Gran Consiglio e stava immerso fino alla cintola nel pavimento a mosaico. Biondo, con gli occhi azzurri, tutto vestito di velluto rosso, Piombofino era bello come un dio, ma la malia si faceva ogni giorno più perversa.
Ormai il peso del giovinetto era tale che tutti i buoi del Regno non bastavano a smuoverlo d’un dito.”

Quando, però, Piumadoro entra dall’alto come una cometa, ecco ciò che succede, e che doveva accadere, ciò che la natura ha disposto che si manifesta nell’adolescenza:

“… e Piumadoro apparve col suo seguito alla Corte sbigottita.
I soffioni le avevano tessuta una veste di velo, le farfalle l’avevano colorata di gemme. Le diecimila cetonie, cambiate in diecimila paggetti vestiti di smeraldo, fecero ala alla giovinetta che entrò sorridendo, bella e maestosa come una dea.
Piombofino, ricevuto il primo bacio da lei, si riebbe come da un sogno, e balzò in piedi libero e sfatato, tra le grida di gioia della Corte esultante. Furono imbandite feste mai più viste…”

Possiamo guardare questi due personaggi in chiave fisiologica e in tal senso ricollegarli all’attività delle due ghiandole, ipofisi ed epifisi.

Ricercando alcune descrizioni da vari testi le ho trovate interessanti. Sicuramente la fiaba riesce a dirci in modo artistico e con immagini chiare e precise quello che nella realtà è più complesso.

In ogni modo vi propongo le considerazioni scientifiche che sono riuscita a rintracciare.

L’IPOFISI è la ghiandola endocrina situata alla base del cervello preposta e sovrintendere al funzionamento delle altre ghiandole endocrine e ad elaborare numerosi ormoni. Dal greco hypò-physis che vuol dire “crescere sotto”. È una ghiandola pituitaria collocata al centro della parte inferiore dell’encefalo accolta in una cavità dell’osso sfenoide. È composta da due parti fondamentali, di derivazione ectodermica: la neuro-ipofisi e l’adeno-ipofisi. Gli ormoni dell’adeno-ipofisi sono l’ormone della crescita; l’ormone che stimola la tiroide; l’ormone che stimola il corticosurrene; l’ormone che stimola il corpo luteo (nei maschi le cellule interstiziali); l’ormone che stimola la crescita del follicolo ovarico; l’ormone che stimola la lattazione. Osservando il ruolo dell’ipofisi nell’organismo possiamo dire, servendoci di una metafora, che questa ghiandola rappresenta “l’ordine costituito”, la “regalità” che governa, la capacità di prefigurare, proiettarsi, integrare, controllare tutte le funzioni del corpo.

L’EPIFISI è la ghiandola endocrina situata nella parte dorsale dell’encefalo, detta anche corpo pineale. Dal greco epì-physis che vuol dire “crescere sopra”.

L’organo pineale sembra che rappresentasse un occhio dorsale filogeneticamente molto antico. Pare inoltre che permettesse di cogliere il valore morale. Risalendo la scala evolutiva, al di sopra degli anfibi la pineale diviene essenzialmente ghiandolare, sebbene rimangano cellule sensitive ancora poco conosciute, e l’ormone principale da essa prodotto è la melatonina che viene secreta ritmicamente seguendo i cicli del buio-luce dell’ambiente esterno, anche se la ghiandola non è più in contatto diretto con la fonte esterna di luce.

È come se la sua funzione visiva, prima diretta, fosse stata in grado di interiorizzarsi.

La pineale riceve, infatti, un’innervazione del simpatico che a sua volta, è collegato all’occhio. Allo stato attuale della ricerca, i bioritmi epifisari sembrano controllare il tono dell’umore, l’equilibrio immunitario e sembrano avere azione antistress.

Le funzioni organiche corrispondenti a questa ghiandola sono il controllo sull’equilibrio dell’intero organismo, il controllo della capacità di auto riconoscimento o mantenimento dell’integrità della propria individualità, l’interiorizzazione di capacità visive prima dirette all’esterno, con maggiore possibilità di autoregolazione e auto sincronizzazione.

Altro cambiamento fisiologico legato alla pubertà è il formarsi del polmone e il cambiamento del ritmo della circolazione: ad ogni battito corrispondono quattro atti respiratori.

Parallelamente ai forti cambiamenti dell’organismo anche il mondo delle emozioni, in questi anni, si presenta molto intenso e nuovo. Per i ragazzi si alternano tempi di una crescita fisico-corporea, sessuale, spirituale e di coscienza, tumultuosa e accelerata, ignota e manifesta. Sorgono paure mai vissute prima, bisogni di nuovi spazi e di maggiore sicurezza in se stessi: insomma l’individualità lotta per incarnarsi, e la coscienza ha bisogno di essere accompagnata dagli educatori con consapevole discrezione e tatto.

Il sentimento della paura a livello animico ora inizia a toccare anche il pensiero che sorge nelle giovani menti e, al timore degli estranei o di essere soli, si aggiungono le prime domande su se stessi e sulle proprie forze e capacità per affrontare la vita e il futuro. Inoltre la vita di relazione si complica e si affaccia alla coscienza di ragazzine e ragazzini il problema dei rapporti con l’altro sesso. Spesso si tratta di primi approcci, che poi scompaiono e ritorna l’atteggiamento più infantile e rassicurante di sempre, ma intanto si creano le basi per gli anni a venire.

Si può notare un atteggiamento di vulnerabilità legato al fatto che il corpo vitale (del ritmo e delle abitudini) cede il passo al corpo astrale. Con lo sviluppo del corpo astrale la coscienza scende fino agli organi riproduttivi e si libera l’anima senziente. Nasce il sentimento dell’amore.

I sentimenti, le passioni, le brame, gli egoismi del corpo astrale saranno “PULITI” dall’IDEALE. A quest’età è come se uscissero dal loro corpo per scontrarsi in modo netto con il mondo, perciò hanno bisogno di essere nutriti dagli ideali, poiché il mondo è diverso da come loro lo prevedevano.

I ragazzi chiedono alle ragazze la “parte del cielo” che loro hanno perso e che le ragazze, nel loro equilibrio, hanno mantenuto. Hanno ancora bisogno di calore, luce e tanta arte.

Se l’adolescenza sarà vissuta nel modo giusto nascerà la vera CREATIVITÀ e la vera FANTASIA. I ragazzi hanno bisogno di muovere la loro volontà, ma per far questo hanno bisogno di vedere che gli adulti che li circondano muovano la propria.

Un altro tema che può coinvolgere i ragazzi in questa tappa evolutiva è legato alla paura. Possiamo considerare quest’ultima come un’assenza di equilibrio tra le forze del freddo (antipatia, indurimento) e le forze del calore (simpatia) che non s’incontrano nel cuore. Interessanti immagini possono essere estrapolate dalla mitologia nordica. Su questo argomento consiglio anche di consultare l’articolo di Michaela Glöckler pubblicato tempo fa sul sito della scuola Steiner di via Pini a Milano e intitolato “Paura nell’infanzia e suo superamento”. In esso l’autrice inizia con la citazione di un versetto del Vangelo di Giovanni - cap.16 - quando Gesù Cristo esorta i suoi discepoli:

“Nel mondo voi avete tribolazioni, ma siate fiduciosi, là dove io sono la paura viene sconfitta.”

La dottoressa Glöckler nel suo articolo sottolinea che un grande aiuto per i fanciulli di questa età è un’atmosfera di fiduciosa relazione con il mondo spirituale da parte degli adulti, poiché tale vita interiore dei genitori e degli educatori attorno a loro è una guida che facilita l’accesso all’esperienza della propria anima e del proprio pensiero.

Inoltre Michaela Glöckler parla del sano senso dell’umorismo: se esso accompagna gli adulti nell’affrontare la quotidianità, i bambini e i ragazzi sentiranno meno pesantemente i propri difetti, che ai loro occhi sono spesso difficili da accettare. Una personalità forte è capace d’intensa vita spirituale ma anche di giocosità e di comprensione dell’altro. L’io cresce con meno ostacoli se si può appropriare di questi atteggiamenti complementari e si fortifica bilanciandosi fra essi.

Allego la bibliografia dei testi consigliati e da me consultati e riporto una bellissima preghiera tradotta dal tedesco e composta da Steiner per i ragazzi di questa età.

Porto tutto il mio dolore
Verso il Sole che tramonta.
Pongo tutte le mie pene
Nel suo grembo splendente;
nobilitate nell’amore,
trasformate nella luce,
tornano indietro
quali forze soccorritrici,
quali forze per azioni
di gioiosa abnegazione.

R. Steiner

Bibliografia

  • V. Andreoli, Giovani, Bur
  • Carlgern-Klingbirg, Educare alla libertà, Philadelphia Ed.
  • G. Gozzano, Fiabe e Novelle (La fiaba di Piumadoro e Piombofino), Sellerio
  • H. Hesse, Siddartha, Adelphi
  • B. Lievegoed, Fasi evolutive dall’infanzia alla maggiore età, Natura e Cultura Ed.
  • R. Steiner, Educazione e insegnamento fondati sulla conoscenza dell’uomo, (I conferenza), Ed. Antroposofica
  • www.liberascuola-rudolfsteiner.it/paura.htm

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